Lo ammetto: non sono nata nella famiglia reale, non ho un castello in Scozia, e l’unico trono che ho mai avuto è quello in ceramica bianca nel mio bagno. Però ho una fantasia sfrenata, una voglia matta di evadere e un’insana ossessione per i castelli. Perché, diciamocelo, chi non vorrebbe svegliarsi tra tende di velluto, mura secolari e magari un fantasma amichevole che ti sveglia la mattina? Il tutto, ovviamente, accompagnato da una colazione regale, servita su porcellane antiche e non in una tazza di plastica con scritto “Buongiorno”.
Perciò mi sono detta: “E se per una notte facessi finta di essere una regina?”. Una regina vera, con tanto di letto a baldacchino, specchi dorati, camini accesi e, possibilmente, nessun Wi-Fi a disturbare la mia immersione medievale. L’ho fatto. E ora ti racconto tutto.

Capitolo I – La Grande Ricerca: Non Tutti i Castelli Sono Uguali
Iniziare è stato semplice. Ho digitato “castelli dove dormire come una regina” su Google. Dopo aver scartato quelli in vendita (perché no, 13 milioni di euro per un maniero in rovina in Provenza non sono nel mio budget attuale), ho fatto una selezione più realistica. Criteri di ricerca? Semplici:
- Dev’essere un vero castello, non una villa camuffata.
- Deve avere camere con nomi tipo “Suite della Contessa” o “Camera della Rosa Incantata”.
- Colazione inclusa. Lo ripeto: colazione inclusa. Non ho intenzione di pagare 350€ per una notte e poi sganciare altri 18€ per un cappuccino e due fette di pane tostato.
Dopo ore passate a spulciare siti tipo Booking, AirBnB, e quelli troppo esclusivi per avere un pulsante “Prenota”, ho trovato il posto. Un castello del XV secolo, restaurato con amore, in cima a una collina. Letti a baldacchino, camino funzionante, sala da pranzo che sembra uscita da “La Bella e la Bestia”. E la cosa migliore? Nessun turista urlante, solo io, il silenzio, e forse un pipistrello di nome Bartolomeo.

Capitolo II – L’Arrivo: Principessa in Pantofole
Il giorno della partenza, ho preparato la valigia con la stessa serietà con cui ci si prepara a un’incoronazione. Abiti lunghi? Presi. Pantofole comode ma regali? In valigia. Libro antico finto per sembrare colta mentre sorseggio il tè? Ovviamente. Ho anche stampato l’itinerario, che non serviva a nulla ma mi faceva sentire organizzata (ho comunque sbagliato strada lo stesso e ho fatto il mio ingresso reale con 40 minuti di ritardo. Niente di strano).
Appena arrivata, il portone del castello si è aperto con un “creeeeek” cinematografico e ho capito subito che ero nel posto giusto. Mi ha accolto un signore con l’aria da maggiordomo in pensione e un cane che sembrava uscito da un dipinto del 1700. “Benvenuta, madame”, ha detto lui. “Buongiorno, Sir Fido”, ho risposto io al cane.
La mia camera era oltre ogni aspettativa: tendaggi pesanti, affreschi sul soffitto, un letto a baldacchino più alto di me (ho dovuto fare un salto olimpionico per salirci) e una vasca da bagno con i piedini a zampa di leone dorati. Mi sentivo già nobile, anche se in pigiama con le calze antiscivolo.

Capitolo III – Una Cena da Nobildonna e Sogni d’Altri Tempi
La cena è stata un banchetto degno di re e regine… o almeno così me la sono immaginata mentre mi servivano tre portate in una sala illuminata solo da candele e un lampadario enorme che probabilmente aveva visto più rivoluzioni di quante io ne abbia viste nelle serie TV.
Ho brindato da sola (con molta dignità) alla mia serata reale, ho assaggiato ogni piatto con lentezza aristocratica, e mi sono concessa il lusso di fare finta che fosse tutto mio: il castello, le storie alle pareti e il caminetto scoppiettante. Nessuno che bussasse, nessun orario, solo la sensazione di essere davvero fuggita per una notte.
Capitolo IV – La Colazione (Il Vero Motivo per cui sono Venuta)
Il mattino dopo mi sono svegliata con una luce dorata che filtrava dalle tende. Nessun fantasma (peccato), ma una colazione che avrebbe fatto impallidire Buckingham Palace. Marmellate fatte in casa, croissant ancora tiepidi, porcellane con fiori dipinti a mano e un tè servito da una signora con un grembiule così perfetto che avrei voluto abbracciarla.
Mi sono seduta vicino alla finestra, ho guardato i giardini e mi sono detta: “Questo, questo, è vivere da regina”. Poi ho sbirciato il prezzo della notte successiva e ho capito che la mia reggenza sarebbe finita entro mezzogiorno.
Conclusione: Dovresti Farlo Anche Tu (Almeno Una Volta)
Non serve avere sangue blu per vivere una notte da regina. Basta un po’ di spirito, una prenotazione ben studiata, e la voglia di credere alle favole almeno per 24 ore. Certo, non tornerai con un regno da amministrare, ma tornerai con il cuore più leggero, la pelle più rilassata (grazie alla vasca con panorama), e una colazione regale ancora nei sogni.
E adesso scusami, sto già cercando il prossimo castello. Magari stavolta in Scozia. Magari con un fantasma più socievole.
Silvia
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